Tanto più penso, tanto meno capisco Se sono capace di agire
Sono la regina del mio mondo
Lascio che piova sulla mia pelle
Non mi lascio abbattere
Voglio semplicemente essere una cosa con te
Tanto più penso, tanto meno agisco
Se riesco a parlare
Sono la regina del mio mondo
Lascio che piova sulla mia pelle
Non mi chiedo perché
Voglio essere una cosa con te
E tutto quello che voglio è scuotere la tua anima
Mi sento più vicina alle nuvole
Sto toccando le foglie più alte
Sulla cima degli alberi
È la mia liberazione di desideri
Lasciamo che piova sulla nostra pelle
Mi stai tenendo per mano
Ti sto tenendo l’anima
E mi sento come se fossi una cosa sola con te
E tutto quello che voglio è scuotere la tua anima
Penso di doverti dare qualcosa
E più che parole è qualcosa di certo
Ti svelo i miei sogni
Perché diventino i nostri sogni
Sono così come mi vedi ... E tutto quello che voglio è scuotere la tua anima Insieme al sole Risplendiamo per tutto il cammino Insieme alla pioggia Cadiamo attraverso l’aria
Insieme alla pioggia, al sole, alla pioggia ... Con la pioggia e il sole...E il sole.
Non è SOLO berlusconi il problema, ma l'intera classe politica italiana....
la manovra finanziaria colpisce solo quelli che vanno a lavorare dalla mattina alla sera per arrivare a fine mese...
ed è inutile che l'opposizione faccia duemila emendamenti alla manovra, quando in nessuno di questi si legge della possibilità di rinunciare a tutti i loro privilegi...
ci vuole una ventata di aria nuova, al di là degli orientamenti politici...
la classe politica italiana fa solo chiacchiere....
non abboccate, pensano tutti al loro tornaconto e non al benessere dei cittadini...
martedì 23 agosto 2011
Non e' mai stato subito, Non e' mai stato facile.
Il tempo passa e giudica quello che hai fatto e che farai ...
LA VERITA' E' CHE NESSUNO TI REGALA NIENTE
CHE DEVI SEMPRE LAVORARE DURO,
E STARE ATTENTO A NON USCIRE DAL GIRO!!
Se vuoi imparare a ridere chiedi consiglio ai bambini
Finalissima Playoff tra la quotatissima Vigor Fabriano e la sorpresa PdR che a suon di grandi prestazioni è riuscito ad arrivare in finale e addirittura vincerla conquistando una promozione quantomai inaspettata ad inizio stagione dagli addetti ai lavori. Una cavalcata in quest'ultimo mese che ha visto la compagine rosanero crescere in maniera esponenziale a livello di prestazioni e rendimento. Cammino playoff in cui due delle tre sfide decisive; ritorno contro l'Olimpia Marzocca e finale di Fabriano sono state disputate in trasferta su campi a dir poco difficili ed in tutte e tre le gare le ragazze sono uscite vincitrici.
Grande merito dunque va a loro, alla prima esperienza in un campionato federale F.I.G.C. dopo anni di gavetta in campionato amatoriale. Probabilmente il segreto del successo risiede nello spirito di umiltà che ha contraddistinto le sedute di lavoro settimanali durante l'intera stagione, mentalità che ha fatto la differenza nei momenti topici quando le gare entrano nel vivo e sono i particolari a fare la differenza.
Così è stata la finale; in un "PalaCappuccini" stracolmo in ogni ordine di posto, un'atmosfera surreale e una bolgia sugli spalti da parte del grande pubblico fabrianese e dell'encomiabile pubblico rosanero del PdR numerosissimo al seguito.
Gara pirotecnica con 20 reti totali favorite anche dalle piccole dimensioni dell'impianto e dall'atteggiamento delle squadre che volevano ad ogni costo il titolo. Ribaltamenti continui e reti a ripetizione con il Fabriano che parte decisamente meglio con la scatenata Simona Anselmi incontenibile, PdR riesce a non scomporsi e restare agganciato al treno vigorino con una buona circolazione e la ricerca degli spazi facendo attenzione sopratutto a limitare le micidiali armi offensive delle locali. Così è che il PdR recupera fino al sorpasso del 5-6 a fine primo tempo.
Ripresa con la Vigor che attua una logica pressione altissima; rosanero brave a gestire ed uscire dalla pressione con ottimi fraseggi che minano decisamente la sicurezza locale. infatti la forbice si allarga a metà ripresa con ripartenze che vedono in Vale Falcioni e Maggie Barbanti terminali determinati ed isipirati. Vigor riesce a tornare sotto fino al meno uno, ma ancora la forza del PdR allunga fino al più quattro e la gioia finale grandissima al triplice fischio.
Errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch'io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le miebraccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l'eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d'amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca… E anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa!
c'è chi mi vuole come vuole un po' più santo più criminale e un po' più nuovo un po' più uguale mi vuole come vuole c'è chi mi vuole per cliente chi non mi vuole mai per niente e c'è chi vuole le mie scuse che ciò che sono l'ha offeso di un po': te come ti vogliono? di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi? sono vivo abbastanza sono vivo abbastanza per di qua comunque vada sempre sulla mia strada c'è chi mi vuole più me stesso e più profondo, più maledetto e bravo padre e bravo a letto c'è chi mi vuole perfetto di un po': te come ti vogliono? di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi? sono vivo abbastanza sono vivo abbastanza per di qua comunque vada sempre sulla mia strada di un po': te come ti vogliono? di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi? sono vivo abbastanza sono vivo abbastanza per di qua comunque vada sempre sulla mia strada di un po': te come ti vogliono? di un po' tu come ti vuoi? tu come ti vuoi? sono vivo abbastanza sono vivo abbastanza per di qua comunque vada sempre sulla mia strada
Lentamente muore chi non cambia marcia
Lentamente muore chi non mette la freccia quando svolta
Lentamente muore chi non tira il freno a mano in discesa
Chi sbaglia nell'usare la presa
Chi gli casca in testa un'obesa, la casa o la torre di Pisa
Muore lentamente chi non fa come la Marcuzzi
E se non riesce ad andare in bagno, se la tiene tutta dentro
Muore lentamente chi non si leva prontamente da sotto il casco della permanente
Muore più velocemente chi mette le dita nella presa di corrente
Chi non si sposta quando cascano le piante
E chi mangia le amanite velenose al ristorante
Muore lentamente tanta bella gente
Ma c'è anche
E tu lo sai
Una banda di coglioni che non muore mai.
Benvenuti ad una nuova puntata di "Chi vuol essere lasciato in pace", abbiamo un nuovo concorrente stasera e direi di iniziare subito con le domande
DOMANDA D'ECOLOGIA: Via quel sorriso da Krusty il clown dammi solo la risposta più drastica sulla differenza tra bottiglie di plastica in acqua ed acqua nelle bottiglie di plastica.
SPORT: Campioni del mondo 2006 e l'anno dopo mondiali di pallavolo, nazionale sul podio, perché non si fa festa perché se ne parla così poco?
CULTURA: Gomorra best seller si moltiplica come un porno sul server a che serve dire che fa affari se ti fai gli affari tuoi da sempre?
Dici che devo andare a lavorare. "Soldi facili! Devi andare a lavorare!" Ma come? Giochi le lotterie per fare grana dal nulla e mi fai proprio tu la morale?
Ci sono cose che non capisco e a cui nessuno dà la minima importanza e quando faccio una domanda mi rispondono con frasi di circostanza tipo: "Tu ti fai troppi problemi, Michele"... "Ti fai troppi problemi, non te ne fare più"
QUESITO DI POLITICA: Da un'indagine si parla meno di Stato più della sua immagine. Ma che diamine! Passare da Italia ad Italia 1 è davvero così facile?
STORIA: Risorgimento italiano, non fare il baro o chiamo il notaro. Perché non dirlo, il tema dell'inno non è di Mameli è di Novaro.
NEWS: Ore 13 a tavola, riuniti davanti al TG come ellenici all'agorà. Notizie del principe e di Corona, di Draghi e del cavaliere, cos'è? Una favola?
E i funerali di stato a che servono? I militari in missione chi servono? E i caduti sul lavoro? Per loro nemmeno un cero con il santo patrono, ma sii serio..
si concentri.. ha poco tempo a disposizione le ricordo che se la sua azienda sta fallendo può chiedere l'aiuto del denaro pubblico.. Mi dispiace.. Ha perso.. Arrivederci
HO PARCHEGGIATO E CAMMINATO NON SO QUANTO NON SO DOVE SONO, QUA... ma so soltanto che si sente un buon profumo, un bel silenzio e l'acqua che va
lontano da me, lontano da noi, LONTANO DALLA GIOSTRA CHE NON SI FERMA MAI... E C'HO IL BIGLIETTO SI MA QUESTA CORSA LA VORREI LASCIARE FARE A VOI LA LASCIO FARE A VOI...
CHE IO STO BENE QUI, seduto in riva al fosso
io sto bene qui, seduto in riva al fosso.
O è il riflesso della luna o sei proprio bella, se vuoi siediti!
hai parcheggiato e camminato non sai quanto non sai dove sei, ma sei qui
lontana da te, lontana da voi, lontana da uno specchio che non dice chi sei
se sotto il cielo c'è qualcosa di speciale passerà di qui prima o poi
prima o poi, comunque tu lo sai
che si sta bene qui seduti in riva al fosso
stiamo bene qui, seduti in riva al fosso...
Sono arrivati con la guida ed hanno apparecchiato per il loro pic-nic
con sedie i tavolini la TV i telefonini e le facce di chi va
lontano da chi, lontano da che, lontano per sentito dire senza un perché
se vuoi restare resta pure ho da fare non mi viene in mente cos'è
ma lo so che, io lo so com'è
che state bene lì, seduti in riva al fosso
state bene lì seduti in riva al fosso...
Avanti, state bene lì, state bene lì, state bene lì,
state bene, lì state bene lì, state bene lì...
Non siete Stato voi che parlate di libertà come si parla di una notte brava dentro i lupanari. Non siete Stato voi che trascinate la nazione dentro il buio ma vi divertite a fare i luminari. Non siete Stato voi che siete uomini di polso forse perché circondati da una manica di idioti. Non siete Stato voi che sventolate il tricolore come in curva e tanto basta per sentirvi patrioti. Non siete Stato voi né il vostro parlamento di idolatri pronti a tutto per ricevere un'udienza. Non siete Stato voi che comprate voti con la propaganda ma non ne pagate mai la conseguenza. Non siete Stato voi che stringete tra le dita il rosario dei sondaggi sperando che vi rinfranchi. Non siete Stato voi che risolvete il dramma dei disoccupati andando nei salotti a fare i saltimbanchi. Non siete Stato voi. Non siete Stato, voi.
Non siete Stato voi, uomini boia con la divisa che ammazzate di percosse i detenuti. Non siete Stato voi con gli anfibi sulle facce disarmate prese a calci come sacchi di rifiuti. Non siete Stato voi che mandate i vostri figli al fronte come una carogna da una iena che la spolpa. Non siete Stato voi che rimboccate le bandiere sulle bare per addormentare ogni senso di colpa. Non siete Stato voi maledetti forcaioli impreparati, sempre in cerca di un nemico per la lotta. Non siete Stato voi che brucereste come streghe gli immigrati salvo venerare quello nella grotta. Non siete Stato voi col busto del duce sugli scrittoi e la costituzione sotto i piedi. Non siete Stato voi che meritereste d'essere estripati come la malerba dalle vostre sedi. Non siete Stato voi. Non siete Stato, voi.
Non siete Stato voi che brindate con il sangue di chi tenta di far luce sulle vostre vite oscure. Non siete Stato voi che vorreste dare voce a quotidiani di partito muti come sepolture. Non siete Stato voi che fate leggi su misura come un paio di mutande a seconda dei genitali. Non siete Stato voi che trattate chi vi critica come un randagio a cui tagliare le corde vocali. Non siete Stato voi, servi, che avete noleggiato costumi da sovrani con soldi immeritati, siete voi confratelli di una loggia che poggia sul valore dei privilegiati come voi che i mafiosi li chiamate eroi e che il corrotto lo chiamate pio e ciascuno di voi, implicato in ogni sorta di reato fissa il magistrato e poi giura su Dio: "Non sono stato io".
Odio gli indifferenti. Credo che "vivere vuol dire essere partigiani". Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: "se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo?" Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano. Odio gli indifferenti anche perché mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti."
Io vengo dalla Luna che il cielo vi attraversa, e trovo inopportuna la paura per una cultura diversa.
Chi su di me riversa la sua follia perversa arriva al punto che quando mi vede sterza.
Vuole mettermi sotto sto signorotto che si fa vanto del santo attaccato sul cruscotto, non ha capito che sono disposto a stare sotto, solamente quando fotto.
"Torna al tuo paese, sei diverso!" - Impossibile, vengo dall'universo, la rotta ho perso, che vuoi che ti dica, tu sei nato qui perchè qui ti ha partorito una fica.
In che saresti migliore? Fammi il favore, compare, qui non c'è affare che tu possa meritare.
Sei confinato, ma nel tuo stato mentale, IO SONO LUNATICO A PRATICO DOVE CAZZO MI PARE.
Io non sono nero, io non sono bianco, io non sono attivo, io non sono stanco, io non provengo da nazione alcuna, io si, io vengo dalla luna.
Io non sono sano, io non sono pazzo, io non sono vero, io non sono falso, io non ti porto jella ne fortuna, io si, ti porto sulla luna, io vengo dalla luna...
Ce l'hai con me perchè ti fotto il lavoro, perchè ti fotto la macchina o ti fotto la tipa sotto la luna?
Cosa vuoi che sia, poi, non è colpa mia se la tua donna di cognome fa Pompilio come Numa.
Dici che sono brutto, che puzzo come un ratto ma sei un coatto e soprattutto non sei Paul Newman.
Non mi prende che di striscio la tua fiction, io piscio sul tuo show che fila liscio come il Truman.
Ho nostalgia della mia luna leggera, ricordo una sera le stelle di una bandiera, ma era una speranza era, una frontiera era, la primavera di una nuova era era.
"Stupido, ti riempiamo di ninnoli da subito in cambio del tuo stato libero di suddito" No, è una proposta inopportuna, tieniti la terra, uomo, io voglio la luna!
Io non sono nero, io non sono bianco, io non sono attivo, io non sono stanco, io non provengo da nazione alcuna, io si, io vengo dalla luna.
Io non sono sano, io non sono pazzo, io non sono vero, io non sono falso, io non ti porto jella ne fortuna, io si, ti porto sulla luna, io vengo dalla luna...
Non è stato facile per me trovarmi qui, ospite inatteso, peso indesiderato, arreso, complici i satelliti che riflettono un benessere artificiale, luna sotto la quale parlare d'amore.
Scaldati in casa davanti al tuo televisore, la verità nella tua mentalità è che la fiction sia meglio della vita reale, che invece è imprevedibile e non il frutto di qualcosa già scritto, su un libro che hai già letto tutto ma io, io, io no. Io, io, io... Io vengo dalla luna.
Benedetto XVI critica i corsi di educazione sessuale. Dice no alle unioni civili, al preservativo e ai gay. Eppure la maggioranza dei cattolici non segue più questi precetti. Non credo sia giusto che la Chiesa resti ferma sulle sue posizioni, dovrebbe rinnovarsi e adeguarsi a una realtà mutata.
Benedetto XVI dice:
" Non posso passare sotto silenzio una minaccia alla libertà delle famiglie in alcuno Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono una antropologia contraria alla fede e alla retta ragione."
Analizziamo: MINACCIA ALLA LIBERTA'? La minaccia alla libertà sarebbe il contrario, la NON formazione, sessuale, culturale, di qualsiasi formazione si tratti. C'è bisogno di una giusta formazione per ogni cosa, poi ogni singolo individuo sarà LIBERO di crederci o meno, di praticare o meno ciò per cui è stato formato, il sapere caro Ratzinger è LIBERTA'. Il NON sapere e far finta di niente è IGNORANZA!
Poi aggiunge:
"Approvare forme di unione che snaturano l'essenza e il fine della famiglia, finisce per penalizzare quanti, non senza fatica, si impegnano a vivere legami affettivi stabili, giuridicamente garantiti e pubblicamente riconosciuti"
Qui ci sarebbe un tema da fare, ma mi limito a dire che, caro Ratzinger, molti di coloro che si impegnano CON FATICA a mantenere in piedi un legame giuridicamente e pubblicamente riconosciuto hanno, SENZA FATICA, un o una amante! Mi fermo qui anche se ci sarebbero tante cose da dire, ma sarebbe inutile e rimarrà tale finché la Chiesa non riconoscerà la parità dei sessi, credo sia quello che limiti ancora e di molto la mentalità degli uomini religiosi, e non ammetterà che siamo esseri umani e in quanto tali, TUTTI pecchiamo. Soprattutto chi reprime i suoi istinti e poi li "sfoga" su creaturine innocenti...la pedofilia è da condannare non l'educazione sessuale, anzi una bella educazioni a sti pretacci pedofili ci vorrebbe proprio!
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli...
Il 27 gennaio del 1945 furono aperti i cancelli di Auschwitz, il campo di concentramento e di sterminio costruito dai nazisti nella Polonia occupata, dove persero la vita oltre un milione di ebrei, tra cui molte migliaia di ebrei italiani.
Il Giorno della Memoria, che il 27 gennaio del 2011 celebriamo per l’undicesima volta, è stato istituito per non dimenticare la Shoah e le altre vittime dei crimini nazisti, monito affinchè quanto avvenuto non si ripeta mai più, per nessun popolo, in nessun tempo e in nessun luogo.
In Italia, la tragedia della Shoah colpì il popolo ebraico con le leggi razziali del ’38 e, successivamente, con le deportazioni, iniziate con l’occupazione nazista avvenuta dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Anche altre persone e categorie furono perseguitate dal regime, “colpevoli” di una diversità di idee, di valori, di appartenza etnica o religiosa.
Tale volontà liberticida e antidemocratica rappresentò un vero e proprio passo indietro rispetto alle conquiste e alle idee di libertà e democrazia che nel secolo precedente erano state alla base dei moti che portarono all’unità d’Italia, interruzione ventennale di un processo di ritrovata dignità e piena integrazione per gli ebrei italiani, il cui filo venne ripreso subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale.
L’Italia unita aveva significato per la minoranza ebraica l’emancipazione, la chiusura dei ghetti, l’agognata raggiunta parità con gli altri cittadini dopo secoli di emarginazione. Una libertà e una uguaglianza che appunto il fascismo negò solo pochi decenni dopo, nel 1938, con l’emanazione delle leggi razziali, funesto presagio di quanto avverrà, tragicamente, in seguito.
Il 17 marzo del 2011 ricorreranno i 150 anni dalla proclamazione dell’Unità. Una data che ci sta molto a cuore anche perché a quel processo storico gli ebrei presero parte con forza, convinzione e passione.
In oltre due millenni di presenza nella penisola gli ebrei, quando è stato loro permesso, hanno preso parte alla vita e alla storia del Paese, con un ruolo rilevante nelle sue evoluzioni politiche, sociali, culturali. Nel caso del Risorgimento, l’adesione degli ebrei italiani fu generalizzata: vi parteciparono dall’attività cospirativa mazziniana sino alla presa di Roma. Il 20 settembre 1870 fu proprio un ufficiale ebreo piemontese a dare l’ordine di aprire il fuoco. Come ha detto la storica dell’Università La Sapienza di Roma Anna Foa, nella prolusione pronunciata poche settimane fa di fronte al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del VI Congresso dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, l’emancipazione degli ebrei fu “un momento qualificante della costruzione del nuovo Stato italiano, e lungi dal rappresentarne una sorta di conseguenza marginale, ne segnò profondamente il percorso, divenendone, con il connesso principio della tolleranza di tutti i culti religiosi e poi con quello dell’uguaglianza dei culti di fronte alla legge, uno dei pilastri basilari.” Esiste, continua la Foa, “un’intima assonanza culturale ed ideale fra ebrei ed unità d’Italia.”
A centocinquant’anni di distanza, i valori sui quali si fonda il nostro Paese, positivi da un punto di vista ebraico, rimangono validi e attuali. Basi solide in grado di garantire i diritti dei singoli, specie nelle società sempre più aperte e multiculturali che si vanno formando.
Crediamo che le radici dello Stato italiano siano profonde e nobili. Non è retorico ricordarle nel Giorno della Memoria, accanto alla occasioni di celebrazione, all’omaggio ai testimoni che ancora sono con noi e al doveroso ricordo dei Giusti: perché le ideologie totalitarie che perpetrarono la Shoah e gli altri crimini contro l’umanità durante la seconda guerra mondiale erano agli antipodi delle idee di libertà degli individui e democrazia che portarono all’Italia unita.
Forse bastava respirare, solo respirare un pò fino a riprendersi ogni battito e non cercare l’attimo, per andar via, non andare via perchè non può essere abitudine dicembre senza te, chi resta qui spera l’impossibile.
Invece no, non c’è più tempo per spiegare per chiedere se ti avevo dato amore. Io sono qui e avrei da dire ancora, ancora.
Perche si spezzano tra i denti le cose più importanti quelle parole che non osiamo mai e faccio un tuffo nel dolore, per farle risalire portarle qui, una per una qui le senti tu…pesano e si posano per sempre su di noi e se manchi tu, io non so riperterle io non riesco a dirle più.
Invece no, qui piovono i ricordi ed io farei di più, di ammettere che è tardi come vorrei, poter parlare ancora ancora.
E Invece no, non ho più tempo per spiegare avevo anch’io io qualcosa da sperare davanti a me qualcosa da finire insieme a te.
Forse mi basta respirare solo respirare un pò. Forse è Tardi, forse invece no.
Poi non è che la vita vada come tu te la immagini.
Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada.
Così... Io non è che volevo essere felice, questo no.
Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi.
Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri.
Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente:
il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No.
Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera.
Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l'ho capito.
Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile:
e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male.
E' lì che salta tutto, non c'è verso di scappare,
più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci.
Non si ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare.
Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male
che tu non te lo puoi nemmeno immaginare.
Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se,
per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi.
E qualcuno - un padre, un amore, qualcuno - capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume
- immaginarlo, inventarlo - e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio.
Questo, davvero, sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita.
E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente,
si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare.
Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente umano.
Basterebbe la fantasia di qualcuno - un padre, un amore, qualcuno.
Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio,
in questa terra che non vuole parlare.
Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare.
Sai cos'è bello, qui? Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia,
e loro restano lì, precise, ordinate. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia
e non ci sarà più nulla, un'orma, un segno qualsiasi, niente. Il mare cancella, di notte.
La marea nasconde. E' come se non fosse mai passato nessuno.
E' come se noi non fossimo mai esistiti.
Se c'è un luogo, al mondo, in cui puoi non pensare a nulla, quel luogo è qui.
Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera.
E' tempo. Tempo che passa. E basta...
Fissi di seta nel ventre bluastro danzano le donne strane fredde candele e tu sorridi, rammentando il futuro incerto sveglia! che è strana la sera notte di coriandoli e fiori d'avorio dormono stelle, nel profondo mare ed è nero ed è blu canta il gallo Sveglia! svolazzano nubi raminghe fra fili metallici pulsanti di strane energie invisibili all' occhio e tu piangi, rammentando l'infanzia passata ricordi stesi al sole i cappelli giullari fra le fronde speranza
Per favore, pensate a noi. Noi che vi votiamo, noi elettori...voi dovreste essere meglio di noi. I nostri capoclasse. Chi comanda deve essere un figo vero! Se vedo in televisione un ministro o un onorevole devo poter dire a mio figlio: " Ecco! Devi diventare capace e onesto come quello li!". Se vedo voi cosa gli dico? Gli dico: "Cambia canale, vediti i Simpson". No, perché poi gli italiani si dividono in due gruppi. Che non sono destra e sinistra. Quella ormai è una classificazione obsoleta. La separazione sta, tra quelli che gliene frega ancora qualcosa, e quelli che non gliene frega più una mazza. Che se ne sbattono le palle, scusate il francesismo. Quelli che se ne impippano strabellamente della politica senza sapere che incide più quella nella loro vita che tutte le Coppe dei Campioni messe insieme. Ecco. I nostri politici di destra e di sinistra vanno avanti grazie a quelli li, i distratti. Un branco di pingoni che potrebbero vedere un amministratore pubblico che si riempie le mutande di soldi delle tangenti o un politico che oltre a prendere la stecca si fa portare a casa tre trofie (misto tra troie e loffie) vestite da Zorro e non fanno una piega, anzi dicono: "Guarda che figo". E purtroppo questi sono la maggioranza.